venerdì 15 aprile 2016

Mai morti furono più bianche di queste.

Alcuni anni fa, per lavoro, ho avuto il grande onore di conoscere i cavatori. 
Sì tutti! 
Perché i cavatori sono come un'unica persona che vive e muore insieme ai respiri della montagna. 

Persone fiere, vere, unite e solidali: compagni! 


Persone che con un occhio guardano il bianco accecante della montagna e con l'altro controllano che i propri compagni non siano in pericolo...sempre. Persone che con un orecchio ascoltano gli scricchiolii del marmo che li nutre, con l'altro controllano se i richiami dei compagni, che riecheggiano da cava a cava, sono gioiosi e, se non lo sono, mollano tutto e vanno a controllare se, per caso ma non troppo, la montagna violata non si sia ribellata ai millemila anni di violenze subite per permetterci di godere dei suoi frutti.


Ieri non ce l'hanno fatta, i cavatori, a proteggersi l'un l'altro.
Occhi spalancati e orecchie tese non sono bastati a salvare i loro compagni da una montagna ormai sfinita. 


Che la terra vi sia lieve. 

Grazie per tutto quello che mi avete insegnato.

In quei giorni, in cava, pioveva!
Non dimenticherò mai come mi sono sentita inorgoglire sentendo il capo cava, mentre mi sollevavate con la pala per vedere il tramonto sul mare di Carrara, che con una semplice frase, uscita con tutta la schiettezza che solo chi si asciuga il sudore con la manica può avere, mi faceva entrare nel loro mondo: "sei ufficialmente una cavatrice" mi disse, e oggi piango con loro.